venerdì 6 maggio 2016

È un caldo pomeriggio di luglio





Sono le tre in punto e sono sdraiato sul divano a far niente - o meglio - zappo la televisione mentre decido se è già arrivato il momento di preparare il pranzo oppure no. Ad un tratto suona il campanello e subisco n.1 proiezioni verso l'alto, tanto è la sorpresa causata dal campanello suonato (e fastidioso il suono del suddetto). 
Raccolte le forze necessarie per alzarmi mi muovo in direzione porta e dietro ci trovo NIENTEDIMENOCHE la minuta vicina di casa. Ha un sorriso timido e gentile e una piccola tazza in mano, vuota. Indossa n.1 magliette bianche Fruit of the Loom con stampa sbiadita e n.1 paio di shorts da jogging grigi in cotone. Non c'è apparente traccia di reggiseno sotto la maglietta (due taglie più grande del dovuto) e i suoi seni tondeggiano liberi come il canto di un fringuello. 
Dice "ciao" ed io le rispondo "ciao"e lei "mi servirebbe solo un po' di zucchero" ed io "ma certo entra pure" un po' imbarazzato dal mio status di uomo unto. La zuccheriera è vuota salvo un fondo giallino di zucchero cristallizzato, duro come il diamante. Mentre ravano nella dispensa alla ricerca di una scatola nuova lei mi chiede 

"Sei nuovo di qui, vero? non ti ho mai visto in giro." 

"Eh, un paio di settimane. Vedi gli scatoloni?" 

"Ah giusto, gli scatoloni"

Mi osserva mentre mi infilo nella dispensa per raggiungere il fondo del mobile e aggrappare la scatola di zucchero. 

"Hai un sacco di roba da mangiare" 

"Eh, ho fatto spesa ieri, sai com'è. Dimmi basta." 

Osserva lo zucchero scorrere nella tazza, rapita, ed io continuo a versare finché non si forma una montagnola sopra il bordo. Mi fermo quando lo zucchero inizia a cadere per terra e lei ha ancora lo sguardo fisso davanti a se. "Tutto bene?" lentamente alza occhi e mi punta in faccia una strana espressione. 

"Scopami" dice. 

"Eh?" 

"Scopami" 

Non me lo faccio dire tre volte. 

La prendo di peso e la sbatto sul tavolo della cucina buttando a terra tazza e zucchero, sbanfa come un animale mentre infilo una mano sotto la maglietta Fruit of the Loom e con l'altra le tiro via gli shorts grigi in cotone. "scopami, scopami" continua a biascicarmi in un orecchio mentre in tutta risposta le infilo due dita tra le gambe, e giuro, qua sotto è il cazzo di Oceano Pacifico. Lavoro di dita e di lingua mentre mi abbranca la fava, la faccio venire n. 1, 2, 3 volte, e quasi scivolo per terra sulla tazza e lo zucchero quando la prendo di peso di nuovo con l'intenzione di sbatterla sul divano.

"Aspetta aspetta, prendi qualcosa da spalmarmi addosso!" 

"Eh?" 

"Qualcosa da spalmarmi addosso, cristo! quello!" dice indicando un barattolo di miele di castagno di un bel colore ambrato, che si staglia maestoso da una mensola della dispensa.

"Quello?" 

"Muoviti!" 

Obbedisco. 

Tolgo il tappo e lei s'è già tolta la maglietta e sdraiata sul divano. Le verso il miele liquido tra i seni direttamente dal barattolo e lo faccio scivolare fino all'ombelico prima di iniziare a leccarlo via, facendole partire dei mugolii di piacere. Ripeto l'operazione, ma questa volta lascio che il miele svalli il monte di venere, così da scendere e mischiarsi coi suoi fluidi, e poi giù di lingua. 
Andiamo avanti così per un po', fino a che il barattolo non è mezzo vuoto. 

"Prendi qualcos'altro, corri!" 

Mi scollo dal divano appiccicoso per andare a dare un'occhiata nella dispensa, dove trovo un vasetto di crema al cacao. Urla dalla gioia quando lo vede, quindi la faccio mettere a gattoni, prendo una manciata e gliela sbatto sulla schiena con un sonoro ciak. Comincio a spalmare e leccare mentre le entro dentro, dapprima pompando piano, poi sempre più forte. Lei urla e gode finché non mi butta giù dal divano con una gomitata in faccia, e corre verso il frigo. 
Barcollo verso il tavolo della cucina tenendomi la faccia in mano e mi siedo, ma non c'è possibilità di riposo: è il momento della panna spray. Se ne spruzza un po' in bocca per poi prendermici l'uccello dentro, io in tutta risposta prendo un po' di frutta dalla cesta sul tavolo, un coltello dal cassetto e inizio a preparare una macedonia, con ancora un rivolo di sangue che mi cola giù dal naso. Non faccio in tempo a finire che ne prende una manciata e se la infila con voga in bocca, sbrodolandosi come un bimbo in fasce. Per un momento rimane ferma, estasiata, ma non passa molto prima che si riscuota e corra di nuovo verso il frigo. Lo svuota, butta tutto a terra con violenza e fa lo stesso con la dispensa. 

Le vedo passare un lampo negli occhi.

Inizia a spalmarsi addosso ketchup, senape, burro, burro d'arachidi. In tutta fretta si infila in bocca petti di pollo, olive, canditi, caramelle gommose.
Ci scaraventiamo contro ogni pezzo di arredamento come una violenta tempesta nutrizionale, lasciando macchie indelebili ad ogni passaggio. La vasca da bagno è piena di succo di arancia, le lenzuola sul mio letto sono coperte di sangue e bistecche di bovino.
Cerco di non pensarci.
Le lancio addosso marmellate, paté, maionese, capperi. La farcisco con noci, cetriolini, aglio, cipolle.
Sciolgo del formaggio in una pentola mentre le infilo dentro un ramoscello di rosmarino, e lei urla di piacere quando glielo verso in testa. Accendo il forno a 200° e apro qualche sacchetto di farina per terra. 
Trovo un pennello e la spalmo con l'uovo per poi buttarla a terra e prenderla. Ci rotoliamo sopra la farina per un po', quando è coperta per bene aggiusto di sale e le pianto la testa dentro al forno, ormai caldo. Lei urla, gode e continua a urlare mentre la monto da dietro, ed è bellissimo. 
Raggiungo l'orgasmo mentre la panatura comincia a dorare.





È una calda sera di luglio, sono le nove in punto e sono seduto su una sedia in cucina a far niente. Il divano è troppo appiccicoso per essere utilizzato, fluidi e solidi organici di ogni colore e consistenza hanno trasformato il mio appartamento in un dipinto astratto agrodolce. Zappo la televisione mentre decido se sia il caso di pulire prima o dopo aver spizzicato qualcosa. 
Opto per la seconda. 
Dò uno sguardo in frigo ma gran parte di quello che conteneva fa ormai parte dell'arredamento. 
Per fortuna ho gli avanzi del pranzo da scaldare.
Stendo n.1 asciugamani grandi sul divano (modifica che rimarrà probabilmente definitiva) e mi ci sdraio mentre mangio. 

In TV Danno le repliche di Moonlighting con Bruce Willis che aveva ancora i capelli.





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